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		<title>I “Parenti terribili” di Jean Cocteau al “Teatro a Leggìo” degli Amici della Contrada.</title>
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		<pubDate>Mon, 06 Feb 2012 09:43:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Info]]></category>

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		<description><![CDATA[<p style="text-align: right;">Trieste, 3 febbraio 2012</p> <p style="text-align: right;">Comunicato Stampa n°43.</p> <p>&#160;</p> <p style="text-align: justify;">Lunedì 6 febbraio 2012 alle 17.30 al Teatro Orazio Bobbio si terrà il quinto appuntamento <span style="color:#777"> . . . &#8594; Continua...<a href="http://www.amicicontrada.it/info/i-parenti-terribili-di-jean-cocteau-al-teatro-a-leggio-degli-amici-della-contrada"></a></span>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: right;">Trieste, 3 febbraio 2012</p>
<p style="text-align: right;">Comunicato Stampa n°43.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;">Lunedì 6 febbraio 2012 alle 17.30 al Teatro Orazio Bobbio si terrà il quinto appuntamento della Stagione di <strong><em>“Teatro A Leggìo”</em></strong> organizzata dall’Associazione Amici della Contrada, con il sostegno della Fondazione CRTrieste e con il patrocinio del Comune di Trieste e della Provincia di Trieste.</p>
<p style="text-align: justify;">Il testo proposto questa volta sul palcoscenico del <em>“Leggìo”</em> è uno dei grandi classici della drammaturgia francese: <strong><em>“Parenti terribili”</em></strong><em> </em>di Jean Cocteau. Ne saranno interpreti Maria Grazia Plos, Elke Burul, Paola Saitta, Valentino Pagliei e Lorenzo Zuffi. La regia è affidata a Elke Burul.<span id="more-451"></span></p>
<p style="text-align: justify;"><strong><em>“Parenti terribili”</em></strong><em> </em>è considerato dalla critica il miglior testo drammatico di Cocteau. Scritto nel 1938, ha conosciuto grande fortuna ed è stato interpretato dai più celebri attori. La vicenda, ambientata nella contemporaneità, evoca una serie di modelli comportamentali che provengono dall’antica tragedia greca e che dimostrano, ancora una volta, il forte legame che esiste tra la civiltà attuale e quella classica.</p>
<p style="text-align: justify;">Protagonista è una famiglia che vive ritirata nel proprio appartamento, denominato “il carrozzone” e nel quale domina il disordine più assoluto. Padre, madre, un figlio ventiduenne e una zia zitella costituiscono un gruppo alquanto anomalo: madre e figlio vivono un rapporto edipico, il padre ha una relazione con una donna molto più giovane di lui, mentre la zia, che un tempo è stata la fidanzata del proprio cognato, vive macerandosi nella speranza di poter vedere un giorno riaccendersi l’antica storia d’amore. I fragili equilibri crolleranno nel momento in cui il figlio troverà una fidanzata: il ménage familiare sarà devastato, menzogne e sotterfugi si rincorreranno tra loro, sino al tragico finale.</p>
<p style="text-align: justify;">Jean Cocteau è stato uno dei maggiori intellettuali francesi del secolo scorso. Sostenitore convinto di ogni forma di avanguardia, è sempre riuscito a stupire il pubblico per l’originalità delle sue creazioni. Fu amico di alcuni tra i più grandi artisti a lui contemporanei, da Picasso a Modigliani, da Gide a Proust, da Sarah Bernhardt a Coco Chanel, da Satie a Stravinsky. I suoi molteplici interessi lo spinsero a occuparsi non solo di teatro, ma anche di narrativa, poesia, pittura e cinematografia.</p>
<p style="text-align: justify;">L’ingresso alla lettura è riservato ai soci dell’Associazione Amici della Contrada. Le sottoscrizioni all’Associazione possono essere rinnovate presso il Teatro Orazio Bobbio prima dell’inizio della lettura. La quota associativa è di 18 euro (15 per gli abbonati alla Contrada).</p>
<p><em>Informazioni: 040.390613; info@amicicontrada.it; www.amicicontrada.it.</em></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>I parenti terribili</title>
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		<pubDate>Sat, 04 Feb 2012 11:22:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Leggiì 2011/2012]]></category>

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		<description><![CDATA[I PARENTI TERRIBILI <p style="text-align: center;">tre atti di Jean Cocteau</p> <p>Personaggi Yvonne: Maria Grazia Plos Lèonie: Elke Burul Madeleine: Paola Saitta George: Valentino Pagliei Michel: Lorenzo Zuffi Regìa: ELKE <span style="color:#777"> . . . &#8594; Continua...<a href="http://www.amicicontrada.it/leggii-20112012/i-parenti-terribili"></a></span>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h3 style="text-align: center;"><strong><span style="color: #ff0000;">I PARENTI TERRIBILI</span></strong></h3>
<p style="text-align: center;">tre atti di<br />
<strong>Jean Cocteau</strong></p>
<p><strong>Personaggi</strong><br />
Yvonne: <strong>Maria Grazia Plos</strong><br />
Lèonie: <strong>Elke Burul</strong><br />
Madeleine: <strong>Paola Saitta</strong><br />
George:<strong> Valentino Pagliei</strong><br />
Michel: <strong>Lorenzo Zuffi</strong><br />
Regìa: ELKE BURUL</p>
<p><span id="more-456"></span></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>IL TESTO</strong><br />
<em>I parenti terribili</em> debutta il 14 novembre 1938 al Théâtre des Ambassadeurs di Parigi. Testo estremamente graffiante, è considerato dalla critica uno dei capolavori drammaturgici di Jean Cocteau. Ambientato nella contemporaneità, il testo riecheggia tuttavia modelli classici, facendo riferimento ad archetipi comportamentali che provengono dall’antica mitologia greca.<br />
Protagonista è una famiglia che vive ritirata nel proprio appartamento, denominato “il carrozzone” e nel quale domina il disordine più assoluto. Padre, madre, un figlio ventiduenne e una zia zitella costituiscono un gruppo alquanto anomalo: madre e figlio vivono un rapporto edipico, il padre ha una relazione con una donna molto più giovane di lui, mentre la zia, che un tempo è stata la fidanzata del proprio cognato, vive macerandosi nella speranza di poter vedere un giorno riaccendersi l’antica storia d’amore. I fragili equilibri crolleranno nel momento in cui il figlio troverà una fidanzata: il menage familiare sarà devastato, menzogne, gelosie, rivalità e sotterfugi si rincorreranno tra loro, portando alla luce imbarazzanti verità.<br />
L’opera è scritta con un linguaggio particolarmente vivace che si stacca da quello raffinato utilizzato solitamente da Cocteau: l’esperienza si rivelò felice, dal momento che<em> I parenti terribili</em> hanno costituito uno dei più grossi successi dell’autore francese.</p>
<p style="text-align: right;">Paolo Quazzolo</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>L’AUTORE</strong><br />
Jean Cocteau (Maisons-Laffitte 1889 -Milly-la-Forêt, Parigi 1963) frequenta il liceo a Parigi, ma dopo aver tentato inutilmente di passare la maturità, decide di interrompere gli studi. Si appassiona al teatro e alla musica e conosce Diaghilev, che gli commissiona il soggetto per un balletto. Inizia a pubblicare le prime raccolte di poesie che tuttavia non riescono a riscuotere grande interesse. Nel 1915 conosce il poeta Raymond Radiguet, con il quale instaura un rapporto sentimentale durato sino al 1923 e conclusosi con la morte del giovane scrittore. La scomparsa del compagno getta Cocteau nella disperazione, tanto da cercare conforto nell’oppio e nella vita religiosa. Nel 1925 e nel 1929 entra in clinica per cercare di disintossicarsi, ma ci riesce solo parzialmente. Durante quel periodo concepisce quello che è considerato il suo capolavoro letterario,<em> I ragazzi terribili</em> (1929). Negli anni Trenta ha una relazione con la principessa Natalia Pavlovna Paley. Più tardi Conosce l’attore Jean Marais, al quale resterà legato fino alla fine con una relazione sentimentale.</p>
<p style="text-align: justify;">
Dal secondo dopoguerra si dedica soprattutto alla cinematografia, girando film che avranno non poca influenza sugli autori della “Nouvelle Vague”. Nel 1950 il suo <em>Orfeo</em> vince il premio della critica al Festival di Venezia. Nel 1955 è eletto membro dell’Académie Française e della Académie Royale des Sciences, des Lettres et des Beaux-Arts de Belgique, mentre nel 1956 ottiene la laurea honoris causa ad Oxford.</p>
<p style="text-align: justify;">
Sostenitore convinto di ogni forma di avanguardia, fu amico di alcuni tra i più grandi artisti a lui contemporanei, da Picasso a Modigliani, da Gide a Proust, da Sarah Bernhardt a Coco Chanel, da Satie a Stravinsky. Tra le sue opere teatrali vanno ricordate <em>Orfeo</em> (1927),<em> La voce umana</em> (1930), <em>La macchina infernale</em> (1934), <em>I parenti terribili</em> (1938), <em>I cavalieri della tavola rotonda</em> (1948), <em>L’aquila a due teste</em> (1948).<br />
Morì a seguito di un infarto.</p>
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		<title>Ariella Reggio si racconta in un incontro alla Casa della Musica.</title>
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		<pubDate>Mon, 16 Jan 2012 11:00:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Comunicati]]></category>

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		<description><![CDATA[<p align="right">Trieste, 16 gennaio 2012</p> <p style="text-align: right;">Comunicato Stampa n°34.</p> <p>&#160;</p> <p style="text-align: justify;">Venerdì 20 gennaio 2012 alle 17.30 presso l’Auditorium della Casa della Musica (via dei Capitelli, 3) <span style="color:#777"> . . . &#8594; Continua...<a href="http://www.amicicontrada.it/comunicati/ariella-reggio-si-racconta-in-un-incontro-alla-casa-della-musica"></a></span>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p align="right">Trieste, 16 gennaio 2012</p>
<p style="text-align: right;">Comunicato Stampa n°34.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;">Venerdì 20 gennaio 2012 alle 17.30 presso l’Auditorium della Casa della Musica (via dei Capitelli, 3) avrà luogo un incontro dal titolo <em>Ariella Reggio – Appunti di una vita. </em>La manifestazione, che è organizzata dall’<strong>Associazione Amici della Contrada</strong> e dall’Associazione Culturale “Amici del Caffè Gambrinus”, sarà condotta da Paolo Quazzolo e vedrà la partecipazione della celebre attrice triestina e di un gruppo di ospiti a sorpresa, che ripercorreranno le tappe del lungo cammino artistico di Ariella Reggio. La serata, che intende essere un omaggio a una delle attrici più rappresentative della nostra città, sarà accompagnata dalla proiezione di una serie di spezzoni video tratti da spettacoli, film e fiction interpretati dalla Reggio nel corso della sua lunga carriera.<span id="more-448"></span></p>
<p style="text-align: justify;">Triestina, Ariella Reggio frequenta nella sua città la Scuola di Recitazione Silvio D’Amico. Subito dopo entra a far parte dell’allora compagnia di prosa della RAI, diretta da Ugo Amodeo. Nel 1961 viene scritturata dal Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia per un’edizione di <em>Arlecchino servitore di due padroni</em> di Carlo Goldoni. Da allora ha preso parte a innumerevoli produzioni dello stabile regionale, sotto la direzione di registi quali Giuseppe Maffioli, Orazio Costa, Giovanni Poli, Francesco Macedonio, Sandro Bolchi, Furio Bordon e altri.</p>
<p style="text-align: justify;">Si trasferisce quindi a Londra dove si ferma per parecchi anni, conducendo presso la BBC delle trasmissioni culturali sia radiofoniche che televisive.</p>
<p style="text-align: justify;">Ritornata in Italia lavora a Genova con il <em>Teatro della Tosse</em>. Nel 1970 partecipa all’allestimento di <em>Santa Giovanna dei Macelli</em> di Brecht, prodotto dal <em>Piccolo Teatro di Milano</em> e diretto da Giorgio Strehler.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel 1976, assieme a Orazio Bobbio, Lidia Braico e Francesco Macedonio, fonda il Teatro Popolare <em>La Contrada. </em>Non si contano gli spettacoli che in questi 35 anni di vita della Contrada, hanno visto protagonista l’attrice, capace di spaziare con eguale disinvoltura dal repertorio brillante a quello drammatico, dal teatro in dialetto a quello in lingua, dalla drammaturgia per ragazzi a quella per un pubblico adulto.</p>
<p style="text-align: justify;">Ha più volte partecipato al Festival dell’Operetta organizzato dal Teatro Verdi di Trieste. Molte anche le sue interpretazioni cinematografiche sotto la direzione di importanti registi. Alla televisione la vediamo partecipare a diverse fiction e film per la tv. Da tre anni fa parte del cast della fortunata fiction <em>Tutti pazzi per amore,</em> nel ruolo di zia Sofia. Nell’estate 2011 ha partecipato a Roma alle riprese dell’ultimo film di Woody Allen <em>The Bop Decameron.</em></p>
<p style="text-align: justify;">L’ingresso alla manifestazione è libero, sino a esaurimento dei posti disponibili.</p>
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		<title>Resurequie</title>
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		<pubDate>Sat, 07 Jan 2012 10:11:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Leggiì 2011/2012]]></category>

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		<description><![CDATA[RESUREQUIE <p style="text-align: center;">racconto lungo in forma di monologo</p> <p style="text-align: center;">Carlo Tolazzi</p> <p>con Maria Grazia Plos musiche a cura di Ornella Serafini</p> <p style="text-align: justify;">Il testo La credenza <span style="color:#777"> . . . &#8594; Continua...<a href="http://www.amicicontrada.it/leggii-20112012/resurequie"></a></span>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h2 style="text-align: center;"><span style="color: #ff0000;"><strong>RESUREQUIE</strong></span></h2>
<p style="text-align: center;">racconto lungo in forma di monologo</p>
<p style="text-align: center;"><strong>Carlo Tolazzi</strong></p>
<p><strong><em>con</em></strong><br />
Maria Grazia Plos<br />
<em>musiche a cura di</em><br />
Ornella Serafini<span id="more-443"></span></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Il testo</strong><br />
La credenza nel miracolo della resurrezione temporanea dei morti è un’antica tradizione di ambienti cristiani, alla quale si pu˜ collegare anche la leggenda della salvazione di Traiano, temporaneamente resuscitato per intervento di Gregorio Magno e fatto cristiano, come Dante ricorda commosso nel canto XX del <em>Paradiso</em>. E&#8217; difficile dire in quale epoca il miracolo sia stato adattato ai bambini di genitori cristiani nati morti, o in ogni caso deceduti prima del battesimo. Le prime testimonianze risalgono al secolo XIV, e fu soprattutto nel Seicento che le popolazioni si accostarono con maggior fervore a questo tipo di credenza. Vi aderì in buona fede anche qualche in­signe medico e qualche prelato. Tuttavia nel 1755 papa Benedetto<em> </em>XIV, riprendendo precedenti condanne ecclesiastiche, proibì in modo netto che si impartisse il battesimo, sotto qualsiasi forma, ai bambini che presentassero i soliti, labilissimi segni di vita; esclusi, naturalmente, i casi di morte apparente, nei quali si poteva procedere al battesimo, ma senza parlare di miracolo.</p>
<p style="text-align: justify;">Il testo di Carlo Tolazzi, <em>Resurequie</em>, prende spunto da un memoriale del 1686, scritto da fra’ Antonio Dall’Occhio, ferrarese, inquisitore gene­rale delle diocesi di Aquileia e Concordia, conservato presso l’Archivio Vescovile di Udine:</p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;<em>Informazione di False resurrezioni con abuso del sacramento del Battesimo.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Sopra Tolmezzo nella Cargna, vi  una piccola chiesa dedicata alla Madonna del Carmine, comunenente detta la Madonna di Trava; alla quale chiesa vengono continuamente portati da’ villaggi cadaveri di bambini morti da’ materni ventri, et ivi sono consegnati a due donne deputate a ricevere detti cadaveri, e dalle medesime si presentano davanti l’altare della Madonna ove, dopo loro breve orazione, e del po­polo insieme presente, celebrando il curato o altro prete la Messa della Madonna, all’improvviso esse donne cominciano a gridare: “Grazia, grazia; miracolo, miracolo”; che il bambino morto ha dati segni di vita, lagrimato lagrime calde, aperto un occhio, o ambedue gli occhi, mosse le mani, o una sola mano, destra o sinistra, aperto la bocca, respirato, trasmesso saliva, urinato: e che perciò  capace del Battesimo. Et a un tratto quelle donne lo battezzano, poi, subito battezzato, dicono che torna a morire, e subito anco lo seppelliscono. Poi il notaro della Villa, detto Giovanni Lischiutta, fa un attestato: che il bambino morto ha dati segni di vita, ch’ stato battezzato; lo consegna a colui che ha portato il bambino morto, acciò lo porti ai genitori del morto bambino, i quali molto si rallegrano di tale attestato e fermemente credono quanto in esso si attesta, che il morto loro bambino sia veramente risorto, habbi ricevuto il Battesimo, e andata la di lui anima a godere l’eterna gloria</em>.&#8221;</p>
<p align="right">Paolo Quazzolo</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>L’AUTORE</strong><br />
Carlo Tolazzi vive e opera a Udine. Ha vinto per due anni consecutivi (1994-95) il premio di narrativa in friulano &#8220;S. Simòn&#8221; di Codroipo, e per due anni consecutivi il premio omologo &#8220;Glemone di ir, vuei e doman&#8221; (1996-97). Si  affermato anche in due concorsi nazionali di narrativa in italiano (&#8220;Carnia-Savorgnan&#8221; nel 1992 e &#8220;Vileg-Novelle di legno&#8221; nel 2000). Dal 2000 scrive per il teatro: premio &#8220;Candoni-Arta Terme&#8221; per la nuova drammaturgia proprio nel 2000 col mono­logo in carnico <em>Resurequie</em>, autore di altri drammi inerenti la storia e la tradizione popolare carnica (<em>Cercivento</em> nel 2003, <em>Indemoniate</em>, scritto con Giuliana Musso nel 2006, <em>Portare</em> nel 2008) e non (<em>Chi di spada</em> nel 2004, <em>Tunnel</em>, scritto con Fabio Alessandrini nel 2009, <em>Buone Vacanze</em> nel 2010), si  anche dedicato alla scrittura comi­ca, vincendo il premio bandito dall’Associazione Teatrale Friulana nel 2005 con l’atto unico <em>a+b&gt;c</em>. Docente alla Civica Accademia di Arte Drammatica &#8220;Nico Pepe&#8221;, fa attualmente parte delle giurie del premio di narrativa &#8220;S. Simòn&#8221; di Codroipo e del concorso biennale per testi teatrali friulani bandito dall’Associazione Teatrale Friulana.</p>
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		<title>Maria Grazia Plos interpreta per gli Amici della Contrada il monologo “Resurequie” di Carlo Tolazzi.</title>
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		<pubDate>Thu, 05 Jan 2012 09:56:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Comunicati]]></category>

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		<description><![CDATA[<p align="right">Trieste, 5 gennaio 2012</p> <p style="text-align: right;">Comunicato Stampa n°31.</p> <p>&#160;</p> <p style="text-align: justify;">Lunedì 9 gennaio alle 17.30 presso il Teatro Orazio Bobbio andrà in scena il quarto appuntamento <span style="color:#777"> . . . &#8594; Continua...<a href="http://www.amicicontrada.it/comunicati/maria-grazia-plos-interpreta-per-gli-amici-della-contrada-il-monologo-resurequie-di-carlo-tolazzi"></a></span>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p align="right">Trieste, 5 gennaio 2012</p>
<p style="text-align: right;">Comunicato Stampa n°31.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;">Lunedì 9 gennaio alle 17.30 presso il Teatro Orazio Bobbio andrà in scena il quarto appuntamento della Stagione di <strong><em>“Teatro A Leggìo”</em></strong> organizzata dall’Associazione Amici della Contrada, con il sostegno della Fondazione CRTrieste e con il patrocinio del Comune di Trieste e della Provincia di Trieste.</p>
<p style="text-align: justify;">Il nuovo appuntamento con le letture sceniche proporrà un intenso monologo di Carlo Tolazzi, <strong><em>“Resurequie”</em></strong><em>, </em>che sarà interpretato da Maria Grazia Plos; le musiche sono a cura di Ornella Serafini.<span id="more-439"></span></p>
<p style="text-align: justify;">Questo testo fu già presentato nel 2005 dagli Amici della Contrada nella prestigiosa sala del Ridotto del Teatro Verdi: le impressioni destate in quell’occasione e la costante richiesta di riproporre il lavoro di Tolazzi anche sul palcoscenico del Teatro Bobbio hanno convinto l’Associazione a riprendere la lettura che tanto successo riscosse all’epoca.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><em>“Resurequie”</em></strong><em> </em>è un “racconto lungo in forma di monologo”, così come lo ha voluto definire il suo autore. La storia narrata prende spunto da un memoriale di fra’ Antonio Dall’Occhio, inquisitore generale delle diocesi di Aquileia e Concordia, che nel 1686 diede notizia di una credenza diffusasi in Carnia. Secondo tale superstizione, presso una piccola chiesa posta sopra Tolmezzo e dedicata alla Madonna del Carmine, avvenivano dei miracoli. Si riteneva, infatti, che i bambini deceduti dopo la nascita senza aver ricevuto il battesimo, portati al santuario, resuscitavano per il tempo utile a ottenere il sacramento. Dopo di che, tornavano a morire. Attraverso il racconto di una donna, viene rievocata in toni drammatici e allucinati questa vicenda, dietro la quale emergono storie di laceranti sofferenze personali.</p>
<p style="text-align: justify;">Carlo Tolazzi vive e opera a Udine. Ha vinto per due anni consecutivi (1994-95) il premio di narrativa in friulano «S. Simòn» di Codroipo, e per due anni consecutivi il premio omologo «Glemone di îr, vuei e doman» (1996-97). Si è affermato anche in due concorsi nazionali di narrativa in italiano («Carnia-Savorgnan» nel 1992 e «Vileg-Novelle di legno» nel 2000). Dal 2000 scrive per il teatro: premio «Candoni-Arta Terme» per la nuova drammaturgia proprio nel 2000 col monologo in carnico <em>Resurequie</em>, autore di altri drammi inerenti la storia e la tradizione popolare carnica (<em>Cercivento</em> nel 2003, <em>Indemoniate</em>, scritto con Giuliana Musso nel 2006, <em>Portare</em> nel 2008) e non (<em>Chi di spada</em> nel 2004, <em>Tunnel</em>, scritto con Fabio Alessandrini nel 2009, <em>Buone Vacanze. Trilogia con borsa, muro e bambino</em> nel 2010), si è anche dedicato alla scrittura comica, vincendo il premio bandito dall’Associazione Teatrale Friulana nel 2005 con l’atto unico <em>a+b&gt;c</em>. Docente alla Civica Accademia di Arte Drammatica «Nico Pepe», fa attualmente parte delle giurie del premio di narrativa «S. Simòn» di Codroipo e del concorso biennale per testi teatrali friulani bandito dall’Associazione Teatrale Friulana.</p>
<p style="text-align: justify;">L’ingresso alla lettura è riservato ai soci dell’Associazione Amici della Contrada. Le sottoscrizioni all’Associazione possono essere rinnovate presso il Teatro Orazio Bobbio prima dell’inizio della lettura. La quota associativa è di 18 euro (15 per gli abbonati alla Contrada).</p>
<p><em>Informazioni: 040.390613; info@amicicontrada.it; www.amicicontrada.it.</em></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Gli Amici della Contrada celebrano l’anniversario sveviano con “Le teorie del Conte Alberto”.</title>
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		<pubDate>Sat, 03 Dec 2011 09:40:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p style="text-align: right;">Trieste, 2 dicembre 2011</p> <p style="text-align: right;">Comunicato Stampa n°20.</p> <p style="text-align: justify;">Lunedì 5 dicembre alle 17.30 presso il Teatro Orazio Bobbio si terrà il terzo appuntamento della <span style="color:#777"> . . . &#8594; Continua...<a href="http://www.amicicontrada.it/comunicati/gli-amici-della-contrada-celebrano-l%e2%80%99anniversario-sveviano-con%e2%80%a8%e2%80%9cle-teorie-del-conte-alberto%e2%80%9d"></a></span>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: right;">Trieste, 2 dicembre 2011</p>
<p style="text-align: right;">Comunicato Stampa n°20.</p>
<p style="text-align: justify;">Lunedì 5 dicembre alle 17.30 presso il Teatro Orazio Bobbio si terrà il terzo appuntamento della Stagione di <em>“Teatro A Leggìo”</em> organizzata dall’<strong>Associazione Amici della Contrada</strong>, con il sostegno della Fondazione CRTrieste e con il patrocinio del Comune di Trieste e della Provincia di Trieste.</p>
<p style="text-align: justify;">In occasione delle ricorrenze per il 150° anniversario della nascita di Italo Svevo, l’associazione offrirà al pubblico la lettura di una delle commedie meno note dell’autore triestino: <em>“Le teorie del conte Alberto”</em>. La commedia, sino a oggi, non è mai stata messa in scena, per cui quella di lunedì 5 dicembre, sarà una sorta di “prima” assoluta. A rivestire i cinque ruoli previsti dal copione saranno Maria Grazia Plos, Massimiliano Borghesi, Maurizio Zacchigna, Francesco Gusmitta e Roberta Colacino. La riduzione del testo è stata curata da Paolo Quazzolo, mentre la regia è affidata a Maurizio Zacchigna, che vanta una lunga esperienza nell’ambito della drammaturgia sveviana. <span id="more-428"></span></p>
<p style="text-align: justify;">Il manoscritto delle <em>“Teorie del conte Alberto”</em>, <em>“scherzo drammatico” in due atti</em>, è conservato presso il Museo Sveviano di Trieste. Come la gran parte dei lavori teatrali di Svevo, anche questa commedia presenta difficoltà di datazione, ma tutti i critici sono concordi nel collocarla tra le opere giovanili, ritenendo che sia stata composta tra il 1883 e il 1885. Si tratta di un lavoro particolare in cui il consueto ambito della commedia borghese di fine Ottocento si mescola con un curioso dibattito sulle teorie darwiniane dell’ereditarietà. Tali teorie, come è noto, sostenevano che i caratteri dei genitori si sarebbero irrimediabilmente trasfusi nei figli, perpetrando così, attraverso le generazioni, i pregi o difetti della razza. In ambito artistico tali teorie diedero come affascinante risultato il convincimento che il figlio di un alcoolizzato sarebbe caduto inevitabilmente nel medesimo vizio, così come la figlia di una prostituta avrebbe irrimediabilmente seguito le tracce della madre.</p>
<p style="text-align: justify;">Nelle <em>“Teorie del conte Alberto”</em> il protagonista, fervido seguace del darwinismo, al momento di chiedere in sposa Anna, è colto da mille dubbi, temendo che i comportamenti non del tutto ineccepibili della madre possano un giorno ripetersi anche nella figlia. Una serie di colpi di scena dimostreranno che spesso le apparenze ingannano e che la realtà è molto diversa dalla teoria. La commedia, non priva di una sottile ironia, rappresenta il maturarsi del pensiero sveviano e il progressivo passaggio dell’autore da una cultura fondata sul naturalismo a una più nuova e completamente diversa, capace di cogliere le inquietudini del primo Novecento.</p>
<p style="text-align: justify;">L’ingresso alla lettura è riservato ai soci dell’<strong>Associazione Amici della Contrada</strong>. Le sottoscrizioni all’Associazione possono essere rinnovate presso il Teatro Orazio Bobbio prima dell’inizio della lettura. La quota associativa è di 18 euro (15 per gli abbonati alla Contrada). Informazioni: 040.390613; info@amicicontrada.it; www.amicicontrada.it.</p>
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		<title>Le teorie del Conte Alberto</title>
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		<pubDate>Fri, 02 Dec 2011 11:24:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Leggiì 2011/2012]]></category>

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		<description><![CDATA[LE TEORIE DEL CONTE ALBERTO <p style="text-align: center;">scherzo drammatico in due atti di Italo Svevo riduzione di Paolo Quazzolo</p> <p>Personaggi Alberto, conte di Wolfenbüttel: Massimiliano Borghesi Lorenzo Migliori: Maurizio <span style="color:#777"> . . . &#8594; Continua...<a href="http://www.amicicontrada.it/leggii-20112012/le-teorie-del-conte-alberto"></a></span>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h2 style="text-align: center;"><span style="color: #ff0000;">LE TEORIE DEL</span><br />
<span style="color: #ff0000;">CONTE ALBERTO</span></h2>
<p style="text-align: center;">scherzo drammatico in due atti di<br />
<strong>Italo Svevo</strong><br />
riduzione di Paolo Quazzolo</p>
<p><strong>Personaggi</strong><br />
Alberto, conte di Wolfenbüttel: <strong>Massimiliano Borghesi</strong><br />
Lorenzo Migliori:<strong> Maurizio Zacchigna</strong><br />
Antonio De Redella, professore di<br />
scienze naturali e medico: <strong>Francesco Gusmitta</strong><br />
Elvira Termigli: <strong>Maria Grazia Plos</strong><br />
Anna, sua figlia: <strong>Roberta Colacino</strong><br />
L’azione si svolge in una stanza decorosamente ammobigliata<br />
con porta di fondo ed altra a sinistra dello spettatore<br />
Regìa: MAURIZIO ZACCHIGNA<span id="more-422"></span></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>IL TESTO</strong><br />
Il manoscritto autografo dello “scherzo drammatico in due atti” <em>Le teorie del conte Alberto</em> è conservato presso il Museo Sveviano di Trieste. Come per la gran parte dei testi teatrali di Italo Svevo, anche questo lavoro presenta problemi di datazione. Gli studiosi tuttavia sono concordi nell’affermare che si tratta di un testo giovanile, scritto in un arco di tempo che può essere compreso tra il 1883 e il 1885. La vicenda concilia curiosamente la classica struttura della commedia borghese con una serie di riflessioni di carattere scientifico di cui il protagonista, il conte Alberto, si fa portavoce. Le teorie darwiniane sull’ereditarietà avevano infatti all’epoca sollecitato non pochi dibattiti, dai quali anche l’ambito artistico non era rimasto immune. Tali teorie, come è noto, sostenevano che i caratteri dei genitori si sarebbero irrimediabilmente trasfusi nei figli, perpetrando così, attraverso le generazioni, i pregi o difetti della razza. In ambito artistico tali ragionamenti diedero come affascinante risultato il convincimento che il figlio di un alcoolizzato sarebbe caduto inevitabilmente nel medesimo vizio, così come la figlia di una prostituta avrebbe irrimediabilmente seguito le tracce della madre.<br />
Nella pièce sveviana il protagonista, Alberto, al momento di chiedere in sposa Anna, è colto da mille dubbi, temendo che i comportamenti non del tutto ineccepibili della madre possano un giorno ripetersi anche nella figlia. Una serie di colpi di scena dimostrerà viceversa che spesso le apparenze ingannano e che la realtà è molto diversa dalla teoria.<br />
La commedia, non priva di una sottile ironia, rappresenta il maturarsi del pensiero sveviano e il progressivo passaggio dell’autore da una cultura fondata sul naturalismo a una più nuova e completamente diversa, capace di cogliere le inquietudini del primo Novecento.</p>
<p style="text-align: right;">Paolo Quazzolo</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>L’AUTORE</strong><br />
«Nato nel 1861 a Trieste. Mio nonno era un impiegato tedesco dello Stato a Treviso; mia nonna e mai madre italiane. A dodici anni fui inviato in Germania in una scuola commerciale dove studiai meno anche di quanto m’era offerto. Tuttavia m’appassionai<br />
in quegli anni alla letteratura tedesca. A 17 entrai nella Scuola Commerciale Superiore “Revoltella” di Trieste ove ritrovai la mia italianità. A 19 in una Banca, e in <em>Una vita</em> la parte dedicata alla Banca e alla Biblioteca Civica è veramente autobiografica. A 36 ebbi la fortuna di entrare in un’impresa industriale della quale faccio parte tuttora. Fino allo scoppio della guerra lavorai molto, precipuamente dirigendo degli operai<br />
a Trieste, Murano (Venezia) e Londra. A 30 anni pubblicai <em>Una vita</em> e a 37 <em>Senilità</em>. Poi risolsi di rinunziare alla letteratura ch’evidentemente attenuava la mia capacità commerciale e le poche ore libere dedicai al violino, pur d’impedirmi il sogno letterario.<br />
La guerra mi tolse dagli affari e probabilmente fu causa il lungo riposo che, nel 1919, mi misi a scrivere <em>La coscienza di Zeno</em>, che pubblicai nel 1923. Ecco tutto. Una vita che non mi pare bella ma che fu adornata da tanti fortunati affetti che accetterei riviverla».<br />
<em>(Biografia inviata da Svevo, nel 1927, a Benjamin Crémieux e a Enrico Rocca)</em></p>
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		<title>La signorina Giulia</title>
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		<pubDate>Sat, 12 Nov 2011 10:36:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Leggiì 2011/2012]]></category>

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		<description><![CDATA[LA SIGNORINA GIULIA <p style="text-align: center;">spettacolo naturalistico in un atto di August Strindberg</p> <p>Personaggi La signorina Giulia: Paola Bonesi Jean, servitore: Adriano Giraldi Kattrin, cuoca: Marzia Postogna Lo spettacolo <span style="color:#777"> . . . &#8594; Continua...<a href="http://www.amicicontrada.it/leggii-20112012/la-signorina-giulia"></a></span>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h2 style="text-align: center;"><span style="color: #ff0000;">LA SIGNORINA GIULIA</span></h2>
<p style="text-align: center;">spettacolo naturalistico in un atto di<br />
<strong>August Strindberg</strong></p>
<p><strong>Personaggi</strong><br />
La signorina Giulia: <strong>Paola Bonesi</strong><br />
Jean, servitore: <strong>Adriano Giraldi</strong><br />
Kattrin, cuoca:<strong> Marzia Postogna</strong><br />
Lo spettacolo si svolge nella cucina del conte la notte di San Giovanni<br />
Regìa: FRANCESCO MACEDONIO<span id="more-338"></span></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>IL TESTO</strong><br />
<em>La signorina Giulia</em> viene scritta nel 1888 e va in scena per la prima volta l’anno successivo a Copenaghen, in forma privata, suscitanto scandalo. Non molto diverse le reazioni del pubblico a Berlino, nel 1892. Solo a Parigi, nel 1893, quando viene rappresentata da André Antoine al Théâtre Libre, riesce a ottenere il primo successo. Definito dallo stesso autore come “spettacolo naturalistico”, il dramma è, assieme al <em>Padre</em>, il testo strindberghiano più noto e più spiccatamente realistico. <em>La signorina Giulia</em> è considerata il manifesto del teatro naturalista europeo ed è preceduta da una importante prefazione con cui l’autore spiega tutte le numerose novità contenute nel dramma, dal linguaggio alla strutturazione del dialogo, dalla scenografia al trucco, sino all’uso della luce e alla tecnica di recitazione richiesta.<br />
La vicenda si consuma attraverso un costante alternarsi di forze tra Giulia e il suo servitore Jean, ove i due giovani si attraggono e respingono in un gioco violento e sensuale di dominazione e sottomissione.<br />
<em>La signorina Giulia</em> ha conosciuto grande fortuna, tanto da avere anche un certo numero di trasposizioni cinematografiche. In Italia si ricorda la messinscena del 1923 con Tatiana Pavlova e quella diretta da Visconti nel 1957.</p>
<p style="text-align: right;">Paolo Quazzolo</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>L’AUTORE</strong><br />
August Strindberg (1848-1912) è l’autore drammatico svedese più importante e uno tra i più significativi del secondo Ottocento europeo. Di umili origini &#8211; la madre era una cameriera, come ricorderà l’autore nel romanzo autobiografico del 1886 Il figlio della serva -, Strindberg ha un’infanzia difficile, che lascia in lui un profondo segno negativo: per tutta la vita soffrirà di complessi di persecuzione e vivrà esperienze matrimoniali fallimentari, concluse con tre divorzi. Dopo aver frequentato, presso l’Università di Uppsala, i corsi di filosofia e di medicina, decide di dedicarsi alle lettere, cimentandosi in quasi tutti i generi, dalla narrativa alla poesia, dalla saggistica all’autobiografismo, eccellendo tuttavia nella produzione drammatica.<br />
Il catalogo delle opere dell’autore svedese è imponente e anche queste abbracciano generi tra i più diversi, dando testimonianza di una personalità irrequieta ma &#8211; forse proprio per questo &#8211; capace di passare attraverso poetiche molto distanti tra loro. Si avvicina, in un primo tempo, al Naturalismo offrendo, con <em>Il padre</em> (1887) uno dei massimi capolavori europei in questo ambito. In seguito con opere quali <em>Verso Damasco</em> (1898) si cimenta con la struttura sperimentale dello “stationen-drama”, per avvicinarsi, infine, a opere di carattere espressionista, come <em>Il sogno</em> (1902). Tra gli altri lavori drammatici, sono per lo meno da ricordare <em>La più forte</em> (1889), <em>Danza macabra</em> (1901), <em>La sonata degli spettri</em> (1907), <em>Il pellicano</em> (1907), <em>L’isola dei morti</em> (1907) e <em>La grande strada maestra</em> (1909).<br />
Nel 1907 fonda e dirige l’Intima Teater che, sul modello di altre esperienze europee, si propone quale sala sperimentale, ove l’autore mette in scena le sue creazioni drammatiche. Con Strindberg prende avvio quella che in seguito sarà definita la “drammaturgia dell’io”, ossia una struttura drammatica che affonda le radici nell’autobiografismo e che pone in primo piano, prepotentemente, la figura del protagonista, di cui viene studiata in modo quasi ossessivo la complessa dinamica interiore.</p>
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		<title>Secondo appuntamento con il “Teatro A Leggìo” degli Amici della Contrada: in scena “La signorina Giulia” di August Strindberg.</title>
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		<pubDate>Fri, 11 Nov 2011 10:15:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Comunicati]]></category>

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		<description><![CDATA[<p style="text-align: right;">Trieste, 11 novembre 2011</p> <p style="text-align: right;">Comunicato Stampa n°15.</p> <p>&#160;</p> <p style="text-align: justify;">Lunedì 14 novembre alle 17.30 al Teatro Bobbio si terrà il secondo appuntamento della Stagione <span style="color:#777"> . . . &#8594; Continua...<a href="http://www.amicicontrada.it/comunicati/secondo-appuntamento-con-il-%e2%80%9cteatro-a-leggio%e2%80%9d-degli-amici-della-contrada-in-scena-%e2%80%9cla-signorina-giulia%e2%80%9d-di-august-strindberg"></a></span>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: right;">Trieste, 11 novembre 2011</p>
<p style="text-align: right;">Comunicato Stampa n°15.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;">Lunedì 14 novembre alle 17.30 al Teatro Bobbio si terrà il secondo appuntamento della Stagione di <em>“Teatro A Leggìo”</em> organizzata dall’Associazione <strong>Amici della Contrada</strong>, con il sostegno della Fondazione CRTrieste e con il patrocinio del Comune di Trieste e della Provincia di Trieste.</p>
<p style="text-align: justify;">Il testo che verrà presentato in questa occasione è uno dei grandi classici del teatro naturalista europeo: <em>“La signorina Giulia”</em> di August Strindberg. La regia del complesso testo è stata affidata alla mano esperta di Francesco Macedonio, mentre a sostenere i tre impegnativi ruoli saranno Paola Bonesi, Adriano Giraldi e Marzia Postogna.<span id="more-334"></span></p>
<p style="text-align: justify;">L’atto unico <em>“La signorina Giulia”</em> debutta nel 1888. Si tratta di una “tragedia naturalistica” in cui viene affrontato il tema dello scontro tra classi sociali differenti e i complessi rapporti tra uomo e donna. Durante la notte di San Giovanni, Giulia, figlia di un conte, cerca di sedurre il cameriere Jean, mentre il padre è assente. L’uomo si dichiara innamorato e i due decidono di scappare assieme, ma vengono scoperti dalla cuoca Kristin, fidanzata di Jean. Ritornato il conte, Jean si sente schiacciato dalla soggezione che prova nei confronti del padrone e, non riuscendo ad attuare i propri progetti con Giulia, suggerisce alla ragazza di suicidarsi, porgendole un rasoio affilato. L’opera destò grande scandalo sia per l’innovativa struttura drammaturgica e per un dialogo particolarmente vicino al quotidiano, sia per i contenuti apertamente disinibiti.</p>
<p style="text-align: justify;">August Strindberg è l’autore drammatico svedese più importante e uno tra i più significativi del secondo Ottocento europeo. Di umili origini, ha un’infanzia difficile, che lascia in lui un profondo segno negativo: per tutta la vita soffrirà di complessi di persecuzione e vivrà esperienze matrimoniali fallimentari. Il catalogo delle opere di Strindberg è imponente e abbraccia generi tra i più diversi, dando testimonianza di una personalità irrequieta ma &#8211; forse proprio per questo &#8211; capace di passare attraverso poetiche molto distanti tra loro. Si avvicina, in un primo tempo, al Naturalismo offrendo, con <em>Il padre</em> (1887) uno dei massimi capolavori europei in questo ambito. In seguito con opere quali <em>Verso Damasco</em> (1898) si cimenta con la struttura sperimentale dello “stationen-drama”, per avvicinarsi, infine a opere di carattere espressionista, come <em>Il sogno</em> (1902).</p>
<p style="text-align: justify;">Tra gli altri suoi lavori drammatici, sono per lo meno da ricordare <em>La più forte</em> (1889), <em>Danza macabra</em> (1901), <em>La sonata degli spettri</em> (1907), <em>Il pellicano</em> (1907), <em>L’isola dei morti</em> (1907) e <em>La grande strada maestra</em> (1909).</p>
<p style="text-align: justify;">L’ingresso alla lettura è riservato ai soci dell’<strong>Associazione Amici della Contrada</strong>. Le sottoscrizioni all’Associazione possono essere rinnovate presso il Teatro Orazio Bobbio prima dell’inizio della lettura. La quota associativa è di 18 euro (15 per gli abbonati alla Contrada).</p>
<p>Informazioni: 040.390613; info@amicicontrada.it; www.amicicontrada.it.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Gli Amici della Contrada aprono la stagione di “Teatro A Leggìo” con “Uno sguardo dal ponte” di Arthur Miller.</title>
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		<pubDate>Mon, 24 Oct 2011 08:30:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p style="text-align: right;">Trieste, 22 ottobre 2011</p> <p style="text-align: right;">Comunicato Stampa n°8.</p> <p style="text-align: justify;">Lunedì 24 ottobre 2011 alle 17.30 presso il Teatro Orazio Bobbio prenderà avvio la 14esima Stagione <span style="color:#777"> . . . &#8594; Continua...<a href="http://www.amicicontrada.it/comunicati/gli-amici-della-contrada-aprono-la-stagione-di-%e2%80%9cteatro-a-leggio%e2%80%9d-con-%e2%80%9cuno-sguardo-dal-ponte%e2%80%9d-di-arthur-miller"></a></span>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: right;">Trieste, 22 ottobre 2011</p>
<p style="text-align: right;">Comunicato Stampa n°8.</p>
<p style="text-align: justify;">Lunedì 24 ottobre 2011 alle 17.30 presso il Teatro Orazio Bobbio prenderà avvio la 14esima Stagione di <em>“Teatro A Leggìo”</em> organizzata dall’Associazione <strong>Amici della Contrada</strong>, con il sostegno della Fondazione CRTrieste e con il patrocinio del Comune e della Provincia di Trieste.</p>
<p style="text-align: justify;">Il testo scelto quest’anno per dare avvio all’ormai tradizionale ciclo di letture sceniche è <em>“Uno sguardo dal ponte”</em>, di Arthur Miller, uno dei testi-simbolo della drammaturgia nord-americana. Affidato all’esperta mano registica di Marisandra Calacione, il dramma sarà interpretato da Maurizio Zacchigna, Elke Burul, Manuel Fanni Canelles, Francesco Gusmitta, Enza De Rose, Lorenzo Zuffi e Andrea Tich.<span id="more-316"></span></p>
<p style="text-align: justify;">Dopo il successo ottenuto con la lettura di <em>Erano tutti miei figli</em>, gli <strong>Amici della Contrad</strong>a tornano a Miller, riproponendone uno dei testi più celebri. Andato in scena nel 1955 in una prima versione in un atto, <em>“Uno sguardo dal ponte”</em> venne riproposto in seguito nel 1956 nella versione definitiva in due atti. Narra la storia di Eddie Carbone, emigrato italiano che vive a New York assieme alla moglie Beatrice e la nipote Catherine, di cui è insanamente e morbosamente innamorato. L’amore tra la ragazza e Rodolfo, immigrato clandestino, non viene sopportato da Eddie il quale matura una violenta rivalità nei confronti del giovane. L’esito tuttavia sarà tragico e il protagonista rimarrà vittima della sua stessa ossessione. Il dramma ha avuto una celebre versione cinematografica diretta nel 1962 da Sidney Lumet con Raf Vallone e, nel 1999, una trasposizione per il teatro d’opera.</p>
<p style="text-align: justify;">Arthur Miller è tra i maggiori drammaturghi nord americani del Novecento. Nato a New York nel 1915, Miller debutta non ancora trentenne a Broadway con <em>L’uomo che aveva tutte le fortune</em>, testo che se da un lato non riscuote grande successo, dall’altro preannuncia già alcuni dei temi portanti dell’opera futura: il difficile rapporto dell’uomo con la famiglia e con il lavoro, le colpe dell’economia capitalistica nella società di oggi.</p>
<p style="text-align: justify;">Il primo successo giunge pochi anni dopo, nel 1947, con <em>Erano tutti miei figli</em>. Nel 1949 è la volta della sua opera più celebre, <em>Morte di un commesso viaggiatore</em>, seguita nel 1953 da <em>Il crogiuolo</em> e, nel 1955, da <em>Uno sguardo dal ponte</em>. Tra i numerosi drammi scritti negli anni successivi, <em>Dopo la caduta</em> (1964), in cui l’autore racconta il suo tempestoso matrimonio con Marylin Monroe, <em>L’orologio americano</em> (1980) e <em>Vetri infranti</em> (1994). Arthur Miller è morto nel 2005.</p>
<p style="text-align: justify;">L’ingresso alla lettura è riservato ai soci dell’<strong>Associazione Amici della Contrada</strong>. Le sottoscrizioni all’Associazione possono essere rinnovate presso il Teatro Orazio Bobbio (lunedì e venerdì dalle 10 alle 12; mercoledì dalle 16 alle 18). La quota associativa è di 18 euro (15 per gli abbonati alla Contrada).</p>
<p style="text-align: justify;">Informazioni: 040.390613; info@amicicontrada.it; www.amicicontrada.it.</p>
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